IRONMAN KLAGENFURT - il racconto di Andrea

E’ difficile cercare di fare un riassunto quando si parla dell’Ironman, ci sono troppe cose da dire che andrebbero scritte. Ma ci provo ugualmente.
Giusto una precisazione per i non addetti ai lavori, le distanze da percorrere per questo triathlon sono 3,8km per il nuoto, 180km per la bici, e 42km per la corsa.
Parlando con qualcuno ti senti dire “ ma in quanti giorni? Ma tutto di seguito?” quando gli rispondo e gli spiego che ci sono atleti che ci impiegano 8 ore, non ci credono.
Sono distanze che fanno paura, anche prese singolarmente. Nel mio caso credo sia stata una prova contro me stesso, prima che con gli altri, nella quale è stato fondamentale trovare energie mentali, oltre che fisiche per portare al termine la gara.

Alle ore 7.00 il colpo di pistola, si parte. 2600 atleti che iniziano questa sfida!
Bisogna stare calmi e concentrati sulla bracciata e sul ritmo da tenere, ogni sforzo in più potrei pagarlo. Non so come uscirò dall’acqua ne quando, ma mentre nuoto è quello il mio pensiero.
Finalmente esco mi dirigo in zona cambio prendo la mia bici e inizio a pedalare ignaro o quasi di cosa mi aspetta, mi riferisco al percorso, anche qui cerco di non esagerare con il ritmo, per il momento la bici scorre bene e i chilometri anche. Inizio ad alimentarmi un po’, non c’è molto sulla mia bici, una barretta energetica da prendere ogni ora e due gel liquidi, più una scorta di circa 2 litri di acqua. Dopo i primi 90km inizia il secondo giro. Ci sono due salite niente di drammatico ma inizio a sentire un po’ la fatica e il caldo. Per fortuna ci sono molti spettatori che ti incitano un po’ come al giro d’italia, questo mi dà forza e morale. Mancano circa una trentina di chilometri, quando un’acquazzone si fionda sulla corsa, sono costretto a rallentare un po’. Non rischierò certamente in discesa, penso. Gli ultimi chilometri sono facili, e mi danno tempo per pensare cosa mi aspetta dopo. Incredibilmente smette di piovere e ritorna il sole e ovviamente il caldo, avrei voluto piovesse per tutta la maratona.
Le gambe sono pesanti e i passi si accorciano, ed è solo l’inzio!
Dopo i primi 5km do un occhiata al cronometro non è malaccio e proseguo fiducioso. Ma era troppo presto per gioire, verso l’8km inizio a sentire male allo stomaco, dovrò fermarmi al più presto in un bagno. Riparto ma dopo pochi km nuovamente mi fermo. Il calvario è durato circa 25km, ho perso il conto delle soste nei bagni e ai ristori. Credo di averli fatti tutti. Il caldo non mi aiutava per niente, mi rovesciavo in testa litri e litri di acqua per abbassare la temperatura e trovare un po’ di sollievo, ma niente da fare! Più bevevo e più dovevo fermarmi in bagno. Credevo davvero di non farcela ad arrivare al traguardo, trovavo conforto solo nel vedere altri atleti camminare. Poi all’improvviso tentando di ripartire dopo un ristoro mi accorgo che il dolore allo stomaco se ne sta andando definitivamente, non ci credevo più. Posso correre di nuovo, ormai mancano circa 8km al traguardo riesco addirittura a superare altri concorrenti. Entro negli ultimi 200metri e realizzo che nonostante tutto taglierò quel traguardo tanto ambito e sognato. La fatica scompare e ti sembra di volare, vedo l’arrivo, ma il tempo scorre impietoso pochi secondo sopra le 11 ore. Poco importa, il tempo ormai. È stata una fortuna poter finire. La parola ritiro non fa parte della filosofia di un Ironman. Almeno in questo lo sono stato.

Fa paura solo leggere le distanze... grandissimo!!!

Gianmarco Pitteri | Mar, 24/08/2010 - 13:22